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La nostra vita
Il sole splende come trent'anni fa,
solo che ora lo vedo e lo vivo con umore diverso.
A 6 anni riuscivo a vederlo giocando a pallone,
andando in bici per il paese
o rotolandomi giù per i prati,
ora posso vederlo solo attraverso piccole finestre
ed è l'unica cosa che mi può piacere
dentro queste stanze
che assomigliano a cucce per cani.
Un piccolo pezzo di pane deve bastare
per tutta la giornata
e dopo giorni e giorni di lavoro,
sotto il sole,
non ci aspetta una bella doccia rinfrescante,
ma la fina della nostra vita.
A gruppi veniamo mandati dentro stanze
dove siamo obbligati a spogliarci
e dopo si finisce dentro enormi camere
piene di docce.
Sul pavimento scorre ancora il sangue
dei poveri compagni che ci hanno preceduti
e scorre, scorre, scorre come un fiume in piena...
Iniziano a tremarci le gambe,
ci manca il respiro,
scendono le ultime lacrime sui nostri visi,
ma cresce anche la felicità nei nostri cuori,
perché, dopo tante torture e tanti sacrifici,
riusciremo, finalmente,
a vivere liberi nel vento...
Debora Quaranta
E' meglio così...
Ci ritroviamo qui, a fissare il cielo
azzurro, forse per l'ultima volta.
I pensieri scorrono veloci nella
mente. Ho paura. C'è silenzio, un
silenzio profondo. Le domande e i dubbi
sono leggibile sui volti di tutti.
Ci si chiede il perchè di tutto questo,
le motivazioni per una così smisurata
crudeltà. Il silenzio è interrotto dal rumore
dei passi sulla neve che si è posata
su ogni cosa. Sono i Tedeschi.
Urlano, urlano parole che non capiamo.
Ci guardiamo a vicenda: abbiamo i
visi scavati, i corpi ossuti e gli occhi spenti.
Oro mi toccano, mi spintonano.
Ecco, ho capito, e di una cosa sono
certa: morirò, ma forse...è meglio così.
Federica Occelli
Brillerò...
Colori vivaci qua non c'erano
esistevano solo il rosso e il nero.
Rosso come la morte,
come il sangue sudato,
come il sole gelido che si alzava in un giorno d'inverno.
Nero come la svastica,
come la crudeltà dei nazisti
come il grembiule che dovevamo indossare per differenziarci
Nero come la morte,
morte certa,
morte dolorosa,
morte insignificante.
Non avremmo dovuto essere noi gli animali destinati al macello
bensì loro:i nazisti.
Nazisti che non conoscevano la morte
Nazisti crudeli
Nazisti uguali a noi:
uomini.
Uomini, noi, non lo siamo stati
e ormai non lo saremo più
perché siamo morti.
Morti per la libertà
morti perché obbligati
morti e basta.
È questa la dura realtà
che non dovrà essere mai dimenticata
ma ricordata,
ricordata per sempre.
Il ricordo dovrà viaggiare
di cuore in cuore.
È questo che mi aspetto da voi
voi generazioni future
perché ora il mio ricordo non ci sarà più,
sarà solo più in cielo tra una stella e l'altra
perché è la morte quello che mi spetta.
Ma nel firmamento, almeno, brillerò.
Delfino Gianmaria |